SCUOLA: L’ODISSEA DELLE MADRI “SUPPLENTI”

SCUOLA: L’ODISSEA DELLE MADRI “SUPPLENTI”

22 marzo 2018

Osservatorio Scuola e Pubblica Amministrazione

SCUOLA: L’ODISSEA DELLE MADRI ” SUPPLENTI “

A proposito di reddito “garantito” :Cittadinanza e sopravvivenza

MADRI ALLO SBARAGLIO NELLE SEGRETERIE DELLE SCUOLE PER.. UNA SUPPLENZA DI POCHI GIORNI

” Prendo spunto dalle considerazioni dell’ Osservatorio “Chi la detto” di Civiltà Italiana, che hanno messo in chiara luce quanto le facili promesse pre- elettorali di coloro che ci andranno a governare siano distanti dalla realtà in cui vivono centinaia di migliaia di addetti ai lavori del mondo della scuola.

Adesso mi voglio proprio dilettare a raccontare tutti i giri che fanno fare (magari in buona fede, chi lo sa? Forse un giorno si scoprirà!) per provare ad acquisire un reddito che non è né di cittadinanza né di sopravvivenza. Parlo del reddito conquistato (a caro prezzo) da un aspirante ad un posto nella scuola

La mia è una denuncia delle anomalie del sistema scuola, legate ad iniziative politiche presentate come “migliorative” del servizio scolastico e che hanno finito per rendere pressoché impraticabili le proposte didattiche che sono alla base del lavoro educativo.

La mia prima esperienza di supplente nella Scuola statale (dopo dieci anni di “titolarità” nella paritaria) è stata a dir poco allucinante. In primis ho scoperto una realtà lavorativa, la Segreteria, che ti considera un “numero” e come tale ti aggiunge ad altri numeri (le colleghe) che hanno per la maggior parte gli stessi tuoi problemi. Un foglio da firmare, pieno di clausole e di riferimenti normativi, l’indicazione del plesso di servizio, ma non del modo come raggiungerlo, nessun riferimento all’aspetto didattico (alunni, programma, livelli di apprendimento e situazioni familiari).

Loro, impiegati statali che vittime della burocrazia hanno smarrito il lume del buon senso e l’idea di persona. Tu, se hai la fortuna di incrociare il Dirigente, speri che ti chieda qualcosa sul tuo metodo d’insegnamento e sul tuo curriculum, ma vieni liquidata con un “avremo modo di conoscerci nel caso dovesse continuare a lavorare qui” I Dirigenti Scolastici (DS) sono caricati da responsibilità gestionali che li vorrebbe in possesso di capacità manageriali che, per formazione e provenienza, nellaquasi totalità non posseggono.

Così capita spesso che I colleghi e le colleghe più anziani manifestino nostalgia del “vecchio Direttore Didattico”. Ci si riempie la bocca ma non il cuore a pronunciare alcune parole: “le future generazioni un bene da salvaguardare”! Questi nobili ideali vengono sistematicamente smentiti dalla quotidianità del lavoro scolastico, che a quanto pare ha perso la sua stessa “Ragion d’Essere”. L’essenza della ciclicità dell’offerta formativa sta proprio nell’assicurare serenità e spensieratezza a coloro che innocentemente vivono il periodo scolastico senza alcuna malizia. E’ un compito improbo provare a fare gli interessi dei più fragili per prevenire disuguaglianze e danni di ordine psicologico, che sarebbe appunto la ragion d’essere del sistema . In realtà in Italia si “Legifera” affermando principi indiscutibili, che sul piano pratico si applicano poco e male… Rispetto, Accoglienza, Inclusione, Continuità didattica dovrebbero essere le parole chiave su cui focalizzare l’attenzione di tutti coloro che assumono ruoli di responsabilità nella scuola, nessuno escluso, compresi i collaboratori “scolastici” , che per definizione dovrebbero essere parte integrante del sistema di supporto alla didattica.

Da psicologa e da persona impegnata con la mia Associazione nel ruolo nella tutela dei diritti sindacali e civili, ho provato a giustificare la freddezza e l’indifferenza, spesso l’indisponenza di alcuni componenti delle segreterie scolastiche. E’ vero che sono state investite di nuovi carichi di lavoro, dopo il decentramento che è seguito alla “conquista” dell’Autonomia dai Provveditorati agli Studi, ma è evidente che quello che doveva essere uno strumento per snellire il sistema burocratico si è trasformato in un “boomerang

L’introduzione della telematica e l’eliminazione del cartaceo hanno portato alla sistematica saturazione dei sistemi computerizzati, con siti impazziti. (Clamoroso il rinvio di un anno dell’aggiornamento delle Graduatorie di III fascia del personale ATA). A cascata, il sistema delle convocazioni degli aspiranti a supplenze (via mail) ha fatto “impazzire” anche i poveri insegnanti , consapevoli del fatto che dopo due rinunce a supplenze corrono il rischio di finire in coda alle graduatorie per l’intero anno scolastico.

Dovendo sostituire una maestra che si assenta da scuola per un qualsiasi motivo, si utilizza la “Graduatoria di istituto”, che contiene nella media centinaia di nominativi di “aspiranti” ad un posto di lavoro sia pure di breve durata. Una sorta di lista di disoccupazione in cui i più “sfortunati” sono coloro che “disoccupati” sono iscritti nella graduatoria nei 15 o 20 posti successivi a quello ocupato dall’ultimo chiamato per altra supplenza. Il “sistema” li considera liberi e tutti ricevono l’avviso che indica il tipo di posto e la relativa durata. La scuola chiede la disponibilità ad assumere servizio e invita l’aspirante a presentarsi tassativamente in orario antecedente all’inizio delle lezioni. Dopo due rifiuti si finisce.. “in coda alla graduatoria”. Un bell’incastro!

Un esempio clamoroso: è capitato che un’insegnante proveniente dalla Campania sia stata chiamata da una scuola della Provincia di Roma. Ha affrontato un viaggio di 250 km, per sentirsi dire, che la supplenza spettava ad un’altra.

La nostra protagonista, in questo scenario assurdo, cerca di “sopravvivere” ( alla ricerca del reddito “da lavoro”!) mantenendo in equilibrio critico il rapporto tra i due diversi ruoli educativi che è chiamata a ricoprire (quello di Madre quello di insegnante) .

La conseguenza di questa crisi è desolante. Ne nasce infatti una contraddizione clamorosa tra il suo atteggiamento verso gli alunni e quello che riserva ai propri figli. I primi sono tutelati dalla responsabilità etico-culturale propria della professione docente, i secondi devono subire l’assenza materna a causa dei citati intoppi burocratici. Proprio così, le insegnanti, soprattutto precarie, occupano molto del loro tempo a rincorrere i “misteriosi cavilli” burocratici, e facendo crescere la loro “non-presenza” nella propria famiglie. Il caso evidenziato più sopra non è isolato, perché la lettera di convocazione di norma pretende che bisogna presentarsi assolutamente tale giorno in tale ora, per poi subire l’umiliazione di sentirsi dire che l’incarico è stato assegnato telefonicamente o tramite mail.

In questo modo costringono le “professioniste” dell’insegnamento a perdere tempo, soldi e….pazienza, in un viaggio della “speranza”, ( quella di riabbracciare prima possibile i propri figli, magari molto piccoli, lasciati per un “nobile” motivo).

Tutto ciò va evitato, facilitando e rispettando chi cerca il lavoro, non facendogli disperdere vanamente le energie.

E’ vero però che troppo spesso accettiamo passivamente le conseguenze della nostra impotenza, i cui figli “naturali” diretti sono le manifestazioni di violenza come bullismo, razzismo, aggressioni agli insegnanti e chi più ne ha più ne metta.

Ovviamente non intendo fare di tutta un’erba un fascio, (comunque certi fasci andrebbero rifatti… !) ma nel caso specifico mi sembra appropiato dire ..

Ab uno disce omnes “.

 Domenica Pompucci

22/03/2018