QUO VADIS ?

QUO VADIS ?

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06 maggio 2019

Osservatorio FISCO

QUO VADIS ?

In questi giorni il tema della “situazione economica complessiva del Paese” si ripropone con insolita virulenza .

La causa é attribuibile alle troppe congiunture negative indotte da provvedimenti poco lungimiranti che -di fatto- hanno fermato la crescita e continuano a far aumentare il Debito Pubblico.

Il tempo che dovrebbe essere utilizzato per trovare soluzioni ovvero per meditare sul futuro dell’Europa attraverso un sereno e costruttivo dibattito propedeutico alle imminenti elezioni del 29 maggio viene consumato in inutili baruffe da cortile nelle quali la demagogia di partito spesso oscura verità anche fin troppo evidenti.

Attribuire all’insano esecutivo in carica la responsabilità dello stallo in essere é piuttosto scontato perché quando non c’é chiarezza e unità d’intenti ogni problema diventa insormontabile e trovare una soluzione di compromesso non sempre produce risultati soddisfacenti .

Cio’ che preoccupa Civiltà Italiana é l’incapacità di avere una visione prospettica e di sistema ossia un progetto di autentico sviluppo che non puo’ essere surrogato da un “contratto” che punta all’assistenzialismo di gente che non lavora perché non ha un mestiere e non ha voglia di impararne uno, oppure ad accelerare in modo ingiustificato il pensionamento anzitempo di migliaia di persone .

Un governo avveduto non puo’ accontentarsi di distribuire risorse finanziarie dello Stato ma deve impegnarsi a procurarsele e fare in modo che il Prodotto Interno Lordo (PIL) torni a salire perché, altrimenti, gli introiti fiscali diminuiscono e la capacità di spesa si riduce al minimo. Qui si tratta di mettere in piedi un patto di collaborazione tra Stato e imprese agevolando coloro che producono e creano occupazione e ricchezza. Se chi intraprende deve ancora muoversi in un ambiente ostile e non é stimolato ad incrementare i propri affari per effetto di una utilità marginale sempre più vicina alla zero il risultato é scontato e si chiama stagflazione . Ossia lo stato in cui versa il nostro Paese in questo preciso momento. La stagnazione non é una malattia grave ma quando si protrae per troppo tempo, come purtroppo accade in Italia, é facile che si trasformi in recessione. E una doppia recessione, dopo quella del 2008 dalla quale non siamo di fatto mai usciti del tutto, rappresenterebbe il colpo di grazia alla nostra economia.

E’ lecito chiedersi dunque : Quo vadis ? Dove andiamo ? Sanno i nocchieri del nostro governo dove stanno portando la nave Italia ? La scena che mi viene in mente é quella di Totò e Peppino in Piazza Duomo a Milano ……..” noi vogliamo sapere per andare dove dobbiamo andare per dove dobbiamo andare ?” ed il vigile piuttosto sconcertato risponde : “Se volete andare al manicomio vi accompagno io”.

La mia personale sensazione é che ci si stia avviando inconsciamente ed allegramente verso un imbuto autunnale dal quale uscirà una legge di bilancio 2020 contenente una bella patrimoniale e un Iva al 25% ; un modo efficacissimo per incentivare il trasferimento dei capitali all’estero, ridurre i consumi, mortificare l’immobiliare e di conseguenza l’imprenditoria edile e non. Insomma si realizzerà in un colpo solo (e definitivo) tutto quanto bisognerebbe evitare e cioé :

crollo della domanda interna, crollo della spesa, riduzione del credito alle imprese e aumento delle tasse. E’ mai possibile che non si capisca che più imposte e più spese improduttive portano, con una spirale senza fine, a meno consumi, meno produzione, più disoccupazione ? 

Quando si introduce una nuova imposta occorre andare al di là del semplice calcolo delle risorse che si raccolgono e porsi anche il problema circa gli effetti che essa determina sul ciclo economico in quanto se questo dovesse assumere un indirizzo negativo quelle risorse, verosimilmente impiegate per tappare buchi di bilancio o per regali elettorali, avrebbero impoverito inutilmente i contribuenti senza dare alcun frutto. Gli errori del passato dovrebbero insegnare qualcosa e far riflettere ma questo esecutivo sembra ignorare che l’Italia di imposte patrimoniali ne ha già diverse.

Gli esempi che seguono sono emblematici :

– nel 2012 il “Decreto Salva Italia”, con la scusa di ridurre il debito pubblico e far scendere lo spread, aumento’ le imposte patrimoniali sugli immobili (ICI-IMU-TASI) rispetto al 2011 portando il gettito da 10 a 24 miliardi. I risultati si rivelarono opposti a quelli preventivati tanto che il debito non solo non si é ridotto ma é addirittura aumentato sfiorando oggi i 2400 miliardi; se l’imposizione fosse stata mantenuta costante gli oltre 80 miliardi introitati sarebbero rimasti nella disponibilità degli italiani ed avrebbero contribuito a moltiplicare il risparmio ed i consumi alimentando cosi la crescita;

– con lo stesso decreto “Salva Italia” vennero introdotte anche imposte sul patrimonio nautico (barche, motoscafi etc. etc.) con lo scopo, a dire dell’esecutivo dell’epoca, di colpire la ricchezza manifesta e fare cassa. Gli effetti furono disastrosi in quanto a fronte di un gettito di appena 27 milioni di euro si persero 180 milioni di Iva corrispondenti al calo di fatturato del settore di 900 milioni. A cio’ bisogna aggiungere i non secondari effetti collaterali legati ai licenziamenti conseguenti e dati da minore irpef e minori contributi incassati.

Ora, quand’anche si resista per non cadere nella rete della filosofia economica o di quella contabile una domanda impegnativa la dobbiamo pur fare ed é la seguente: “Quale dovrebbe essere lo scopo finale dei nostri governi ?”

La risposta mi sembra abbastanza semplice e scontata: tendere ad una prosperità di massa la più estesa possibile. Per realizzare questo progetto pero’ occorre mettere al centro l’individuo e fare in modo che il percorso formativo sia la risultante di una stratificazione di conoscenze, esperienze, incontri, studi, lavoro, nuove intuizioni, nuove idee da approfondire e condividere, tutte azioni insomma che servono a sviluppare la dinamicità della persona che, in larga scala, determina il dinamismo di un paese. I governi che ignorano la sorgente della sua prosperità rischiano di assumere provvedimenti che tendono a soffocare questo dinamismo.

Il “reddito (sussidio) di cittadinanza” né é la prova più evidente perché quando si elargisce un reddito (sussidio) obbligando i percettori a consumarlo tutto non si vuole generare una situazione di benessere ma una dipendenza tossica dallo Stato, avendo la recondita idea di creare un serbatoio perenne di voti che diventa la classica trappola di povertà.

Mario Travaglini

06/05/2019