Perché l’eccellenza enogastronomica non porta turisti

Perché l’eccellenza enogastronomica non porta turisti

02 maggio 2018

Osservatorio Enogastronomia e Sicurezza Alimentare

Perché l’eccellenza enogastronomica non porta turisti

UN’ENOGASTRONOMIA ECCELLENTE E NON SOLO
MA I TURISTI QUI NON VENGONO: ECCO PERCHE’

Un commento sul quotidiano La Città sul Vinitaly e dintorni.

Sul vino e il bere ha detto tutto persino un grande come Goethe, ma quella sua celebre massima possiamo estenderla anche ai piaceri della tavola, così aggiornata: “La vita è troppo corta per mangiare e bere male”. Filosofia esistenziale che aspiranti leader e candidati sindaci potrebbero fare subito propria ora che turismo ed enogastronomia sono ormai interconnessi e indissolubilmente legati. Statistiche e addetti ai lavori ci tengono puntualmente informati sulle tendenze in atto e sul trend del turismo mondiale, italiano in particolare, tutto basato su sapori e prodotti tipici e di qualità.
Vedi il successo dei vini a Verona e, tornando a noi, del “piatto virtuoso” che nel prossimo maggio, come sempre, riempirà piazze e ristoranti della città. Deserta per il resto dell’anno, ma con Le virtù, piatto gourmet della cucina tradizionale, tutto cambia.
Gli ospiti arrivano da ogni parte, ma solo per qualche giorno e poi scende il sipario. La spinta per la massa di turisti a muoversi e viaggiare è sempre la stessa. Dipende dal desiderio di mangiare bene e dalla curiosità di conoscere posti nuovi, con le eccellenze locali da scoprire. Per quanto possibile, dovremmo andare a vedere (e copiare) ciò che fanno in Toscana, Sicilia, Puglia, Basilicata: mete di un Sud turisticamente sveglio, che le risorse locali sa valorizzarle e proporle, cominciando dal rispetto delle tradizionie del territorio.

Servire a tavola lasagne industriali spacciate per “timballo della nonna” o demolire il portale medioevale di Castiglione della Valle, borgo di Lucrezia Borgia, significa non aver capito nulla, lasciando mano libera a chi fa solo danni.
Ci sono valori per essere una meta turisticamente attrattiva, anche per i collegamenti autostradali e la vicinanza con Roma, ma negli ultimi anni abbiamo perso fortemente quota in assenza di un serio progetto di sviluppo. Insistiamo nel ribadire che risalire si può, ma servono una forte volontà politica e una seria strategia manageriale.
In una terra che lasci finalmente alle spalle anni di superficialità, errori e dilettantismo. I veri mali che penalizzano ed escludono l’Abruzzo dal ricco banchetto del turismo mondiale, che in Italia continuerà a crescere ed entro il 2022 raggiungerà oltre 60 milioni di arrivi internazionali. Le previsioni dicono che almeno cento saranno le città più visitate.
Ma le nostre, fra il Gran Sasso e l’Adriatico, ci saranno?

 

 Marcello Martelli

02/05/2018