ARTIGIANATO: QUALE FUTURO ?

ARTIGIANATO: QUALE FUTURO ?

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16 settembre 2017

Osservatorio Scuola e Pubblica Amministrazione

Artigianato: quale futuro ?

C’ è qualcuno tra voi che ha spinto uno dei figli ad essere apprendista dopo averne constatato la scarsa propensione allo studio? C’ è qualcuno tra voi che ha smesso di sognare e di volerlo ingegnere, medico, scienziato ? Neanche per idea.

Al massimo avrà pensato o detto in famiglia :” ….. per il momento arriva al diploma… poi si vedrà”. E quel “si vedrà” che é inquietante, potendo trasformarsi in “…abbiamo conoscenze importanti che ti aiuteranno…”, oppure “ ….farai qualche concorso e una sistemazione la troverai, o, ancora peggio, “… starai in famiglia fin quando lo vorrai…” .

Molti pensano, come il nostro ministro della diseducazione, che occorre mantenere i giovani lontano dal mondo del lavoro fino all’età di 16 anni se non addirittura fino ai 18 anni compiuti. E i genitori, che pensano sempre in grande, continueranno ad essere persuasi che un piccolo diploma é sempre meglio di un apprendistato per diventare elettricista, tornitore, fornaio, cameriere, ebanista. Niente di più falso.

Il nostro paese sta morendo a furia di disprezzare i suoi artigiani, Mestieri che coltivano l’intelligenza del gesto, la memoria del “saper fare”,la creatività, la fierezza del lavoro ben fatto, mestieri che stanno scomparendo nella indifferenza generale ma che possono assicurare un reddito importante a tutti coloro che si applicano con fervore ed impegno fino a diventare vere e proprie imprese artigiane.

Certamente questi giovani non trovano compatibile con le loro abitudini il fatto di doversi alzare alle cinque del mattino o lavorare durante il fine settimana e cio’ a causa di una educazione inculcata sin dal momento della loro infanzia basata principalmente sul consumo e sullo svago.

La proliferazione di norme tendenti a regolamentare l’attività di piccole imprese come l’altezza a cui bisogna installare gli estintori o come stabilire la tracciabilità dei funghi, applicate, per altro, con uno zelo ottuso, fa fortemente dubitare sulla reale volontà dello Stato di tutelare il tessuto delle imprese artigiane (vedasi la squallida questione dei voucher) . Lo sviluppo di quel fenomeno della uberizzazione della economia, più propriamente definito « della concorrenza sleale », dimostra come questo genere di scelte politiche rivelano una scarsa conoscenza circa le condizioni di lavoro di un gran numero di piccole imprese, le stesse che mantengono in piedi l’Italia attraverso il pagamento dei contributi e delle imposte .

L’artigianato é oggi uno dei principali settori ove occorre investire per creare nuovi posti di lavoro, E’ un settore dove si coltivano i valori che fanno vivere una società:

capacità di trasmettere conoscenze, rigore, coscienza professionale, esempio. Valori che sono anche quelli per i quali un essere umano sviluppa la sua autonomia controllando il suo gesto, tutelando il senso del suo lavoro attraverso la realizzazione di un compito nel quadro di un progetto più ampio che é quello dello Stato.

Di fronte ad una crescente alienazione di una società che frazione tutte le azioni umane per farle dipendere da processi industriali standardizzati, la manualità di un artigiano é un atto di resistenza .

E’ indubbio che se da un lato la nostra vita sarà sempre più permeata di tecnologia, informatica e robotica, dall’altro nei prossimi anni il mondo del lavoro sarà caratterizzato dalla crescente richiesta di professionalità basata su competenze umane che le macchine non possono rimpiazzare, specie nella filiera della manutenzione e della riparazione dove la sensibilità dell’opinione pubblica ai temi del «riuso, riparazione, eliminazione dei rifiuti, coibentazione degli edifici» sarà sempre più accentuata.

Questo nostro primo intervento ha lo scopo di sollecitare le istituzioni affinché inquadrino il problema nella sua completezza ed adottino provvedimenti urgenti tendenti almeno a invertire la tendenza.

Cosa puo’ fare dunque un governo lungimirante, attento alla occupazione giovanile e

alla conservazione delle attività che hanno fatto grande il nostro paese ?

Civiltà Italiana prova a rispondere.

a) l’apprendistato deve essere esercitato nell’intervallo di età 14/16-20 anni;

b) sterilizzare tutti i contributi a carico del datore di lavoro ;

c) il datore di lavoro paga un stipendio crescente commisurato all’età ed ai progressi dell’apprendista ; esempio:

16- 17 anni euro 400

17 -18 anni euro 500

18 -19 anni euro 650

19- 20 anni euro 800

d) semplificazione delle procedure di assunzione e di licenziamento (qualora l’ap- prendista si rivelasse non adatto nel corso dei primi due anni) ;

e) sterilizzare gli effetti degli studi di settore ovvero di qualsivoglia altro strumento di determinazione automatica del reddito dell’artigiano datore di lavoro;

f) la copertura assicurativa dell’apprendista (inps, inail) deve essere a totale carico dello stato .

g) l’apprendista che al termine del suo percorso formativo intende iniziare l’attività in proprio e, quindi, “aprire bottega”, deve essere esonerato dal pagamento di qualsivoglia imposta diretta per almeno tre anni.

Nell’impegnarci a tornare presto sull’argomento, attendiamo commenti.

Mario Travaglini

16/09/2017