Turismo

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La nostra più grande risorsa è costantemente oltraggiata dall’indifferenza generale. Abbiamo il petrolio e non lo sappiamo.

La crescente industrializzazione del comparto turistico insieme alla globalizzazione dei flussi pone nuove sfide alle destinazioni turistiche classiche . Alcune di queste hanno reagito con tempismo e competenza (vedasi Spagna e Francia in particolare) mentre l’Italia é rimasta, come spesso accade, indietro e spiazzata sebbene possegga una cosa che nessuno ci puo’ copiare e che tutto il mondo ci invidia: un patrimonio storico, artistico, naturalistico, eno-gastronomico fuori dal comune.

In un periodo di crisi mondiale, l’Italia puo’ ritenersi imbattibile solo su un fronte, quello del turismo.

Non abbiamo le materie prime, non offriamo mano d’opera a basso costo, il nostro regime fiscale é quasi insostenibile cosi come la giungla dei provvedimenti amministrativi, le nostre tecnologie e le nostre competenze le abbiamo esportate o svendute ai paesi in via di sviluppo, Cina in primis.

Possibile che tutto questo sia cosi difficile da capire? Possibile che non si riesca a comprendere che il turismo puo’ essere il vero “petrolio dell’Italia”?

Duole ammetterlo ma lo Stato centrale é stato ed é tuttora incapace di conferire una immagine unitaria efficace al brand Italia sul mercato mondiale del turismo . Cosa ci sarebbe voluto per sviluppare almeno un piano di comunicazione per il Web o realizzare un portale come dio comanda o, ancora, ideare delle iniziative virali sui social media ?.

Una incapacità determinata sopratutto dal fatto che c’é un impianto normativo disastroso che non consente una centralizzazione delle politiche promozionali necessarie per utilizzare tutti quegli strumenti operativi con cui garantire una regia per gli interventi nel mondo. Insomma il turismo nel mondo viaggia a mille all’ora ed il nostro Ministro, dopo aver impiegato nove mesi per elaborare un piano strategico e spesi 1,5 milioni di euro per una consulenza (Invitalia), peraltro supervisionata anche dal sottosegretario Dorina Bianchi (radiologa), si accorge che é generico e che ha bisogno di altro tempo per essere declinato in coerenti percorsi operativi.

Che dire poi dell’ENIT che, dopo essere stato saccheggiato per due lunghi anni e trasformato in ente pubblico economico, si ritrova senza particolari competenze ma con un carico di impiegati e dirigenti strapagati per fare nulla. Emblematico é il menu confezionato dall’ente in questione in occasione della “Serata enogastronomica ai XXXI Giochi Olimpici” di Rio De Janeiro dove l’ilarità degli intervenuti non avuto freni dopo aver aver constatato che alcune regioni erano state bellamente dimenticate ( Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Umbria, Friuli) mentre alcune specialità erano state storpiate nel loro nome originario (saltimboca, pepperoni, lasagnetta e non trenette al pesto etc. etc.). Un vero disastro. Il dato di sintesi del 2015, che fotografa in modo ineccepibile lo stato del turismo nel nostro paese, é il seguente : 80 milioni di turisti in Francia e 40 milioni in Italia.

Altro che industrie che falliscono per l’impossibilità di reggere la concorrenza globale ; questo é il settore dove investire per creare PIL e posti di lavoro!!

Allora rimbocchiamoci le maniche e vediamo cosa fare .

Un progetto serio non puo’ che partire dal fatto che occorre riconoscere che vi sono delle azioni propedeutiche da porre in essere prima di pensare ad una strategia globale per il rilancio del settore. Tali azioni riguardano la viabilità, i trasporti e le infrastrutture,da un a parte, e il miglioramento delle strutture ricettive, dall’altra.

In ordine al primo punto é pressoché impossibile non vergognarsi dello stato in cui versano le strade nel nostro paese, siano esse nazionali, provinciali o comunali . Gli investimenti negli ultimi otto anni sono crollati di oltre il 50% sia in termini di ore lavorate che di asfalto messo in opera e gli esperti di infortunistica stradale confermano la statistica secondo la quale il 60% degli incidenti é causato dalla scarsa manutenzione oltre che dalla caotica segnaletica stradale metà della quale é fuori legge, eccessiva, fuorviante, spesso addirittura errata o mancante e senza alcun carattere di uniformità.

Dallo studio dell’’Automobil Club D’Italia (ACI), eseguito nel 2005 sulle problematiche della mobilità nelle aree urbane ed extraurbane, stralciamo alcuni emblematici passi:

“….l’informazione é confusa e contraddittoria, segnali stradali in pessimo stato d’uso, immersi fra i cartelli di “consigli per gli acquisti”, piantati alla rinfusa, inventati di sana pianta, posti l’uno sull’altro, capaci di generare disorientamento negli automobilisti, a scapito della circolazione e della sicurezza. Problemi ingigantiti da guidatori indisciplinati, da strade trasformate in discariche a cielo aperto. Quasi totalmente assente la segnaletica orizzontale, spesso scolorita, più frequentemente del tutto inesistente……. lassismo nell’azione di controllo e di gestione del traffico caratterizzano i nostri maggiori centri urbani con la inevitabile conseguenza dell’indisciplina degli automobilisti che spesso rasenta l’inciviltà certi dell’impunità dei loro comportamenti…………Fondi stradali sconnessi, lunghi tratti senza guard rail, svincoli a raso pericolosi dove le macchine vengono centrate come birilli, limiti di velocità spesso incoerenti con le caratteristiche del tracciato……………”.

Sono passati undici anni e nulla é cambiato. Anzi lo stato delle cose é addirittura peggiore di allora. Mettiamoci nei panni di un turista straniero che entra in Italia da qualsivoglia valico alpino e proviamo ad immaginare quale reazione possa avere di fronte ad uno sfacelo del genere e cosa puo’ riferire ai parenti ed ai conoscenti una volta tornato in patria . Certamente cose non belle e positive per il nostro turismo. Dal punto di vista operativo occorre:

1) Investire almeno 4 miliardi di euro per la messa a norma della segnaletica stradale dando alla stessa carattere di uniformità nazionale dalla Valle d’Aosta a Lampedusa;

2) Nominare un responsabile nazionale della manutenzione il quale, aiutato da un collaboratore per ogni regione, provvede a mantenere efficiente il sistema;

3) Completare alcuni collegamenti autostradali vitali (es : tratto Civitavecchia –Livorno) ovvero ampliare con la terza corsia quelli esistenti (es : Ancona – Bari e la Orte-Firenze);

4) Migliorare alcune strutture aeroportuali a forte potenziale turistico del centro-sud collegandole con voli low-cost con le principali città europee;

5) Incrementare notevolmente i voli con i Paesi in forte crescita come Brasile,Russia, India, Cina;

6) Rendere efficienti i collegamenti fra gli aeroporti delle quattro città più visitate, minimizzando i tempi di spostamento onde catturare quel turismo cosiddetto da Week-end e collocarsi cosi al livello degli standard europei.

7) Sviluppare gli investimenti per l’alta velocità completando la tratta Milano-Venezia e costruendo quella più che necessaria sulla dorsale adriatica (da Bologna a Brindisi).

Quanto al secondo punto, quello inerente le strutture ricettive, va detto che la frammentazione e la dimensione media degli alberghi italiani non consente di proporre al turista offerte concorrenziali; inoltre molte strutture ricettive necessitano di essere riqualificate essendo ormai datate e non più rispondenti ai moderni standard di qualità. Altro punto dolente é quello inerente la classificazione delle strutture che non riesce a fornire al turista un valido strumento per orientarsi nella scelta, nascondendo, di fatto, quel fondo di furbizia e di improvvisazione che sono, purtroppo, connaturati al nostro carattere.

Sulle questioni appena sollevate proponiamo di:

1) Incentivare l’aggregazione ed il consolidamento delle strutture turistiche;

2) Permettere la creazione di rete di imprese incentivando il co-finaziamento in una logica pubblico-privato;

3) Facilitare la nascita di un circuito di “dimore storiche” (vedasi Spagna con i Paradores);

4) Introdurre crediti d’imposta, sgravi fiscali e un fondo rotativo per garantire maggior accesso al credito a tutti coloro che intendono procedere alla riqualificazione delle strutture.

5) Consentire la rottamazione delle strutture obsolete consentendo il cambio della destinazione d’uso in modo semplificato.

6) Superare l’attuale sistema di classificazione che prevede criteri diversi da regione a regione applicando un sistema unico, denominato “Hotelstars Union”, valido per tutte le regioni e coerente con i processi in corso negli altri paesi ;

7) Il sistema di cui al punto precedente va applicato anche a Bed § Breakfast, affittacamere ed agriturismi onde garantire omogeneità degli standard dell’offerta ed evitare che i turisti vengano disorientati da offerte singolari o tendenziose. A questo punto, una volta risolti i problemi di base, l’Italia puo’ veramente pensare a strutturare una offerta globale capace di attirare i turisti dall’estero e mettere fine alla perdita di quote di mercato nei confronti dei nostri diretti concorrenti e dei nuovi player emergenti,

Le idee di CIVILTA’ ITALIANA sono le seguenti :

1) Creare una “Agenzia di Sviluppo Turistico” , divisa in tanti dipartimenti, club di prodotto e gruppi di lavoro, al fine di occuparsi, nello specifico, delle seguenti mansioni:

– analisi quantitative e qualitative;

– diffusione di informazioni tramite depliant e iniziative promozionali sull’Italia e i suoi prodotti turistici;

– campagne di comunicazione sui mass media sia per il mercato interno che estero;

– creare un portale ItaliaGuide.com per pubblicizzare le proprie attività;

2) Strutturare l’offerta turistica per tematiche, ovvero associare le risorse territoriali comuni a destinazioni differenti e fare una promozione come pacchetto unico; per esempio il pacchetto “litorale” potrebbe includere tutte le coste italiane, il pacchetto “natura” potrebbe includere le strutture e le location che consentono un contatto diretto con la natura puntando sul benessere tramite SPA e terme, il pacchetto “villaggi e vacanze” potrebbe includere i villaggi turistici il turismo business, il settore vitivinicolo etc..etc..;

3) Segmentare i turisti senior dei paesi più ricchi (Germania, Francia, Spagna,Stati Uniti, Canada) individuando almeno tre fasce di età:

– i senior tra 55 e 64 anni di età, con una discreta capacità di spesa ed una scarsa flessibilità per le date di partenza, Questi turisti richiedono attività più “giovanili” rispetto alle due fasce successive e il piano strategico dell’Agenzia dovrà essere basato su una offerta per soggiorni brevi facendo leva sul prezzo e sulla corta distanza (2 ore di aereo o 4 di treno al massimo);

– i senior tra i 65 e 75 anni di età, pensionati ma molto attivi e con una vita sociale molto ricca, caratterizzati da una decisa flessibilità stagionale nelle partenze . I prodotti più appetibili per questa fascia di turisti sono quelli inerenti il comparto crocieristico, termale e benessere, il turismo enogastronomico;

– i senior con più di 75 anni, che in maggioranza viaggiano da soli, preferiscono le vacanze in famiglia o i viaggi organizzati; la durata media dei loro soggiorni e di 2/3 giorni per i week-end e 11/12 giorni per le permanenze lunghe.

4) Incrementare il turismo d’affari proponendo Milano come meta per i congressi ed al contempo provare a delocalizzare i flussi anche verso altre città come Bologna, Bari, Palermo. La comunicazione riveste un ruolo importante dovendo essere mirata a far crescere il numero e la qualità degli eventi organizzati facendo leva su quelli già esistenti come, ad esempio, il festival del cinema e la biennale di Venezia, il Palio di Siena .

5) Fidelizzare le famiglie offrendo tariffe convenienti e differenziare i pacchetti a livello stagionale puntando sulle fasce senior per la bassa stagione e sulle famiglie con bambini per il periodo di vacanze scolastiche. Sarebbe opportuno segmentare l’offerta tenendo anche conto che molte famiglie risultano allargate ovvero composte da un solo genitore.

6) Sviluppare un programma serio sulla valorizzazione dei piccoli centri diffusi su tutta la nostra penisola in gran parte ubicati lungo la dorsale appenninica. Un censimento recentemente eseguito ha stabilito che i Borghi più belli d’Italia sono ben 243. Se tanti sono noti e hanno una capacità conclamata di attrarre viaggiatori, curiosi e golosi (San Giminiano, Ravello, Matera etc, etc,), per molti altri il turismo é una scommessa tutta da giocare. Perderla significa anche spopolamento e abbandono : una morte lenta che non fa notizia. Sono tante le perle incastonate nell’entroterra siciliano o piemontese, o arroccate nel centro Italia, note a pochi e ancora tutte da scoprire come, per esempio, Castelmezzano (Lucania), Santo Stefano di Sessanio (Abruzzo), San Ginesio (Marche), Castel Del Giudice (Molise) .

7) Promuovere la formazione di super specialisti che potremmo chiamare “Destination Manager”. Questa nuova figura dovrebbe gestire un territorio ben definito, creare il prodotto turistico locale e coordinare il sistema degli operatori privati con il lavoro dell’ente di promozione territoriale. Deve insomma creare delle sinergie virtuose al fine di “vendere” meglio il prodotto turistico del territorio che gestisce . Occorre, quindi, che questi nuovi professionisti abbiano un bagaglio di competenze innovative, capaci di far dialogare le strategie del settore pubblico con quelle delle imprese private e di sintetizzare gli obiettivi di sviluppo del territorio facendo, di fatto, marketing territoriale.

Alla luce di quanto sopra detto appare evidente che l’industria del turismo ha bisogno di fare sistema per diventare davvero una locomotiva in grado di trainare l’intera economia italiana e accelerarne lo sviluppo, ricordando che le figuracce del Colosseo chiuso improvvisamente per riunione sindacale non sono più in alcun modo tollerabili.

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