La Questione Capitale

La Questione Capitale

Ovvero come riavviare la crescita. Abbattere il debito pubblico di 400/500 miliardi e liberare risorse da destinare agli investimenti ed alla riduzione delle imposte. Per ritornare a crescere non basta una singola riforma. Si ottiene solo se si ha il coraggio di farle tutte.

Negli ultimi 20 anni l’Italia ha pagato 1.650 miliardi di euro di interessi sul debito (tradotto in lire fa questo numero mostruoso : 3.300.000.000.000.000). Se fossero stati impiegati per investimenti e per garantire una pressione fiscale umana alle famiglie ed alle imprese, l’Italia non starebbe a questo punto. Basterebbe questo per capire che non si puo’ più contare su una ipotetica crescita del PIL e della inflazione per tornare un Paese normale. Non servono più manovre-aspirina come quelle della vendita di pezzetti di Poste Italiane o di porzioni ridicole di immobili. Serve un colpo secco con il quale si abbatte il debito pubblico per ricondurlo al 90% del PIL, al pari di quello tedesco e addirittura al di sotto di quello francese. L”operazione avrebbe effetti straordinari consentendo non solo di risparmiare nel pagamento degli interessi ma anche di poter destinare tutta la riduzione fiscale proveniente dal taglio della spesa all’aumento del reddito dei cittadini senza il quale i consumi non riprenderanno mai a crescere. Solo il recupero dei consumi e degli investimenti puo’ creare posti di lavoro in maniera significativa per ridurre la disoccupazione e quella giovanile in particolare. Chiunque é in grado di capire come questo meccanismo sia l’unico virtuoso per strappare l’Italia e gli Italiani a un triste destino perché ci proteggerà dalla speculazione e ci darà una credibilità forte ed un vero potere contrattuale in Europa.

Come fare? Proviamo a rispondere.

Occorre creare un fondo unico, che potremmo chiamare “Fondo Italia”, nel quale immettere tutto ciò che é da privatizzare, non solo le poche aziende rimaste nelle mani dello stato ma anche tutte le municipalizzate e i circa 450 miliardi di immobili. Il “Fondo Italia” emetterà obbligazioni per un valore pari a quello dei beni che man mano verranno conferiti , i quali – é bene specificarlo- costituiranno la vera e reale garanzia per tutti gli investitori. I ricavi delle obbligazioni, sottoscritte dai privati, banche, assicurazioni e investitori esteri, verranno versati al conto capitale dello Stato onde ridurre il debito. Va da sé che chi possiede le obbligazioni del fondo potrà contare su una cedola bassa (perché garantita dai beni) ma sicura; inoltre potrebbe essere prevista la possibilità di erogare agli investitori un ulteriore bonus dividendi qualora i ricavi delle vendite dei beni superassero il valore di base al quale sono stati trasferiti dallo Stato al “Fondo Italia” ‘(e questo é altamente probabile perché le stime di 1000 miliardi del patrimonio pubblico sono state fatte a prezzi stracciati).