Il Sistema Elettorale

Il Sistema Elettorale

Maggioritario a turno unico per tutte le votazioni (Parlamento, Regioni, Comuni), con elezione diretta del Presidente della Repubblica.

Dobbiamo partire da un presupposto difficilmente contestabile: l’unica riforma che ha veramente funzionato é stata quella introdotta per l’elezione diretta dei sindaci, come si chiedeva nei quesiti contenuti nei referendum del 1991 e del 1993.

In tale occasione l’80% degli italiani si pronunziò a favore non solo per l’elezione diretta dei sindaci ma anche per un sistema maggioritario a turno unico per il Senato e la Camera dei Deputati. Da allora ad oggi la storia ci ha mostrato come tutte le modifiche apportate al nostro sistema elettorale si siano rivelate del tutto inefficaci se non addirittura scellerate, e cio’ in quanto tutte partivano dalla intenzione mal celata di conservare alla casta parlamentare posti a sedere sia in Parlamento che al Senato.

Insomma, dal “Mattarellum” in poi, tutto si é fatto tranne rispettare la volontà degli elettori che con quel Referendum avevano manifestato un chiaro segnale di cambiamento chiedendo di poter eleggere in forma diretta i propri rappresentanti. E che dire, poi, dei sistemi elettorali vigenti nelle varie regioni d’Italia?

Un guazzabuglio di sistemi, spesso uno diverso dall’altro, con un unico denominatore comune: una pletora di eletti con stipendi e benefit sovente migliori di quelli riservati ai parlamentari nazionali.

Perché, allora, non trasferire il sistema comunale sul piano nazionale trasformando il Presidente del Consiglio nel sindaco di tutti i cittadini. Un “Sindaco d’Italia”, tanto per intenderci. Tutto cio’ significa l’adozione di un sistema maggioritario a turno unico e semi-presidenzialismo. Ed é chiaro cosa rappresenta il semi-presidenzialismo: l’elezione diretta del Capo dello Stato con la fine delle designazioni bizantine di cui abbiamo recentemente visto l’esito in occasione delle candidature proposte e poi pugnalate alle spalle (Marini, Prodi ) o di quelle imposte da una sola parte (Mattarella).

Sul piano dei costi c’é da osservare come la spesa complessiva sostenuta per retribuire gli eletti regionali e nazionali abbia raggiunto limiti esagerati sia in termini assoluti che in rapporto alla qualità ed alla quantità del lavoro svolto. Ecco perché occorre mettere mano sia al sistema, attraverso una sensibile riduzione degli eletti, e sia al complesso degli stipendi e benefit degli stessi. Rappresentare i cittadini nel parlamento nazionale o in quello regionale deve essere inteso come un titolo onorifico piuttosto che un madato opportunistico da utilizzare come mezzo per conseguire fini del tutto personali.

Cosa propone Civiltà Italiana?  Vediamo.

1) La Camera dei Deputati dovrà essere composta da 475 parlamentari eletti con il sistema uninominale a turno unico in collegi espressione del territorio (peraltro già individuati all’epoca della Istituzione del “Mattarellum”). Assegnazione di un premio virtuale del 25% al partito ovvero alla coalizione che avrà riportato più seggi.

2) Il Senato dovrà essere composto da 155 membri eletti con lo stesso sistema utilizzato per la Camera dei Deputati. I poteri sono ridotti rispetto all’altro ramo del Parlamento e possono essere gli stessi utilizzati in Francia dove hanno dato prova di ben funzionare. Assegnazione di un premio di maggioranza virtuale del 25% al partito ovvero alla coalizione che avrà riportato più seggi. Esso sarà utilizzato nelle sedute parlamentari e funzionerà in misura proporzionale al numero dei parlamentari della maggioranza presenti in aula.

3) Riduzione del 50% degli stipendi e dei benefit.

4) Tutte le Regioni debbono adottare lo stesso sistema elettorale in vigore per la elezione dei parlamentari con individuazione dei collegi che siano espressione delle realtà locali. Occorre ridurre drasticamente il numero degli eletti passando dai 1.117 attuali a 550 unità, tenendo conto, ovviamente, del numero degli abitanti di ciascuna regione. Anche nelle regioni gli stipendi ed i privilegi debbono essere tagliati di almeno il 60%. Non é più accettabile che vi sia una disparità tanto forte tra un consigliere piemontese ( 16.630 euro) o calabrese (11.316 euro) ed uno tedesco (4.500 euro in media) o francese (2.600 euro). Assegnazione di un premio virtuale del 25 % al partito ovvero alla coalizioni che avrà riportato più seggi.

5) Elezione diretta del Presidente della Repubblica attraverso un sistema maggioritario a doppio turno con ballottaggio tra i due candidati che hanno riportato più voti al primo turno.

6) Sarebbe opportuno prevedere l’introduzione del “vincolo di mandato” e l’abolizione del voto segreto sia per evitare l’indecoroso spettacolo del passaggio di campo da uno schieramento all’altro per motivi facilmente intuibili e sia perché gli eletti rispondono ai cittadini i quali hanno il sacrosanto diritto di sapere come viene esercitato il mandato conferito al loro rappresentante.