Fisco

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aliquota unica al 23% con no-tax area fino a 15.000€ per dare più risorse ai cittadini ed alle imprese onde aumentare i consumi e gli investimenti

Ridurre il carico fiscale é oggi una priorità assoluta. Su questo punto molto é stato detto a sproposito, soprattutto da una scuola di pensiero secondo cui il maggior gettito si ottiene attraverso l’innanzalmento delle imposte. Niente di più falso. Specie se si pensa alla destabilizzazione apportata dalla osmosi delle economie nazionali attraverso il fenomeno della globalizzazione.

Ridurre le imposte si può. Anzi si deve. Con la riduzione del debito pubblico Civiltà Italiana ha spiegato come fare il primo passo. Ma l’equazione meno imposte = più gettito non basta per risolvere i giganteschi problemi che il nostro Paese si trascina dietro da decenni : numero eccessivo di norme, spesso in contrasto tra loro, spesso inutili, spesso inique, spesso di difficilissima applicazione; il tutto si traduce in adempimenti burocratici assurdi che oltre a costare ai contribuenti circa 31 miliardi di euro l’anno producono un contenzioso abnorme determinando, oltretutto, una evasione imponente seconda solo alla Grecia.

Da quanto sopra esposto appare evidente che occorre semplificare l’intera normativa fiscale procedendo in una duplice direzione : riduzione del carico fiscale percepibile da parte dei contribuenti e sensibile aumento delle sanzioni per chi evade.

Cosa fare nel concreto?  Vediamo.

1) Innanzitutto occorre riscrivere il Testo Unico delle Imposte Dirette in modo da impostare una unica aliquota al 23% con una no-tax area fino a 15.000 euro di reddito, abolendo nel contempo tutte le scappatoie, tutte le deduzioni, tutte le detrazioni che infestano il sistema impositivo.

2) Occorre scrivere un Testo Unico delle Imposte Indirette (IVA, Registro e Successioni) in modo da razionalizzare il sistema delle aliquote iva, fissando al 20% quella massima applicabile, cosi come avviene negli altri paesi europei. Procedere all’abolizione totale dell’imposta di successione.

3) Introduzione del sistema di “splitting” ovvero “quoziente famigliare” attraverso cui si suddivide Il reddito prodotto all’interno della famiglia tra i diversi componenti. In questo modo si avrebbe un carico fiscale meno gravoso sulle famiglie numerose e monoreddito. Inoltre l’applicazione di questo sistema comporterebbe anche una semplificazione nel calcolo dell’IRPEF dato che verrebbe eliminato automaticamente il calcolo delle detrazioni per i famigliari a carico.

4) Occorre ricostruire un rapporto di fiducia tra Erario, Imprese e lavoratori autonomi ripensando un nuovo sistema impositivo per le società di capitali e modificando la filosofia degli studi di settore attraverso i quali vengono determinati i redditi minimi per professionisti, artigiani e commercianti.

Un primo passo potrebbe essere rappresentato dalla inderogabilità delle norme contenutenello Statuto del Contribuente con particolare riferimento ai principi della irretroattività delle norme tributarie e della tutela dell’affidamento dei contribuenti. Tali principi dovrebbero essere elevati a rango di norme costituzionali per evitare che il legislatore, per esigenze di gettito, le disapplichi sistematicamente. Inoltre dovrebbero essere abrogate tutte le disposizioni che rendono gravosa la vita alle imprese senza rappresentare degli strumenti utili ai fini del controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria come la tracciabilità dei compensi, elenchi clienti e fornitori, uso del contante etc. etc. . Pare, infine, opportuna una rivisitazione della figura del garante del contri-buente, prevedendone eventualmente una elezione diretta da parte dei cittadini con una conseguente valorizzazione di prerogative e funzioni.

L’IRES (imposta sulle società di capitali) dovrà anch’essa essere fissata al 23% con contestuale eliminazione totale dell’IRAP.

5) E’ urgente intervenire sul fisco per dare impulso alla sviluppo del Mezzogiorno perché, é ormai evidente, non ha bisogno di politiche assistenziali rivelatesi nei fatti inefficaci. I grandi successi economici ottenuti in anni recenti dall’Irlanda e dalla Spagna mostrano come una valida politica di sgravi fiscali possa essere utile per ottenere una stabile crescita economica e occupazionale.

E’ ora di porre fine ai ciechi investimenti a pioggia ed ai provvedimenti pensati unicamente per grandi gruppi industriali . La strada da seguire é quella di una fiscalità di vantaggio da sostenere con forza e con incontestabili motivazioni dinanzi all’Unione Europea per ottenere la relativa autorizzazione. In particolare occorre prevedere la riduzione dell’IRES da attuare nel modo seguente:

a) abolizione per almeno 10 anni dall’insediamento di nuove imprese;

b) aliquota al 5% per i successivi cinque anni;

c) aliquota al 10% per i successivi cinque anni;

d) aliquota ordinaria dal 20° anno in poi.

6) Occorre introdurre nuove misure per scoraggiare l’evasione che, stante la riduzione delle imposte sopra delineate, non ha più ragione di essere. Pertanto, per condurre una efficace lotta alla evasione fiscale non serve impaurire i contribuenti con azioni di terrorismo (vedasi Cortina d’Ampezzo, Sardegna etc. etc.) che porterebbero, inevitabilmente, i clienti più ricchi a migrare verso paesi vicini dotati di altrettante attrazioni ma con meno sovrastrutture demagogiche.

La strada da seguire, dunque, é articolata e richiede una pluralità di interventi finalizzati al raggiungimento di un duplice obiettivo : la riduzione della convenienza ad evadere le imposte e l’allargamento della platea dei redditi visibili al fisco.

Per raggiungere il primo obiettivo é stato abbondantemente chiarito che é necessario abbassare il prelievo fiscale. Ma tale operazione non basta se non viene affiancata con un sensibile aumento delle sanzioni sia di ordine pecuniario che di ordine penale. Quando lo Stato consente ai cittadini di tassare i loro redditi con basse aliquote d’imposta non v’é alcuna ragione per essere ancora più tolleranti e la condanna penale deve giungere in modo del tutto esemplare, svolgendo anche un compito educativo non potendo essere proporzionale né all’entità dei ricavi né all’entità del reddito dichiarato.

Il secondo obiettivo puo’ essere raggiunto solo attraverso la creazione di un diffuso sistema di contrasto di interessi (come avviene negli Stati Uniti) rendendo deducibili tutti i costi sostenuti nell’ambito della famiglia (spese per lo studio, salute, casa etc. etc.) e dell’attività d’impresa.

In questo modo i ricavi conseguiti dalle imprese diventerebbero “visibili” al Fisco attraverso le dichiarazioni dei soggetti che procedono alla deduzione dal proprio reddito dei costi sostenuti per la gran parte delle esigenze poste dalla vita quotidiana.

Certamente qualche attento lettore avrà trovato delle similitudini con il sistema impositivo americano o anglosassone in generale; egli ha ragione perché in tutti i Paesi in cui é stato perseguito con coraggio l’obiettivo della riduzione delle imposte si é realizzato un ampliamento rilevante della base imponibile. La stessa cosa deve avvenire in Italia veicolando il messaggio che é assolutamente falsa l’equazione meno imposte=più agevolazioni ai ricchi e cio’ in quanto é bene pagare meno ma pagare tutti.