Vivere meglio in una Polis amica

Vivere meglio in una Polis amica

Vivere meglio in una Polis amica

di Massimo Cardilli

Dopo oltre trentacinque anni di residenza ad Avezzano mi chiedo del perché non poter immaginare una Città diversa da quella attuale, una Città più avvolgente e coinvolgente, dove gli stimoli culturali, sociali, economici vadano tutti insieme a migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti.

Da aquilano puro sangue, nato a cresciuto a cento metri dalla Prefettura (quel “PALAZZO DEL GOVERNO” con le colonne fratturate dal terremoto, immagine che ha rappresentato in tutto il mondo la forza travolgente del sisma aquilano del 2009), sono felice della presente opportunità concessami per palesare alcuni miei pensieri maturati in tutti questi anni di acquisita marsicanità, non potendo e non volendo con ciò cancellare la mia origine.

Infatti, avendo lasciato L’Aquila nel 1971 dopo il Classico, dopo la mia parentesi romana durata circa 14 anni (Università – Sapienza, Specializzazioni – Sapienza e Tor Vergata, Famiglia con 2 figli…), nel 1985 feci ingresso nella comunità marsicana, stabilendomi ad Avezzano (qui è nata la mia terza figlia), per lavorare 17 anni nel Pubblico (Ospedale) e 16 anni nel Privato (Casa di Cura).

Tale mia breve presentazione per chiarire il mio trascorso, ricco di esperienze in ogni campo, che ha maturato in me l’essere cittadino del mondo, con l’aspettativa e il desiderio di vivere ove la vita ti fa vivere in maniera degna, civile, appassionata, con spirito di solidarietà per i meno fortunati, con spinte di pensiero sempre rivolte al positivo e/o al miglioramento di situazioni precarie, richiamando il concetto greco della polis socratico-aristotelica.

Se questa è un’aspirazione di vita, affinchè non rimanga una pura utopia, mi sia consentito chiarire quale dovrebbe essere, secondo il mio modus vivendi, il processo strutturale per rendere concreto tale pensiero. Punto di partenza è il concetto di livello culturale della Società.

Quando parlo di Cultura, parlo di un concetto talmente vasto, talmente ricco di aspetti interni ed esterni alla persona umana, talmente pregnante nella vita quotidiana, che se non ci si basa sulla vastità dell’angolo giro di 360° si rischia di parlare in maniera fatua e, forse, inutile di qualcosa interessante solo un ristretto giro di “addetti ai lavori”: con ciò, è bene precisarlo, non intendo certo togliere dal paniere la meraviglia di una lettura “manuale” di terzine dantesche e/o liriche  leopardiane (cioè col libro in mano, non tanto e non solo col tablet), la magia dell’ascolto di musica mozartiana e/o beethoveniana, lo stupore delle visioni michelangiolesche e/o picassiane; tutto ciò costituisce sempre il prezioso contenuto dei nostri forzieri del pensiero, dei nostri tesori di scienza e conoscenza.

Ragionando sempre su 360° di ampiezza, per Cultura intendo conoscere la storia, la provenienza della nostra popolazione, il nostro rapportarci alla vita cittadina, il nostro muoverci e spaziare nell’ambito cittadino, conoscere e migliorare la qualità dell’aria che respiriamo, godere delle bellezze naturali, umane e linguistiche della nostra Città. Cominciamo ad affrontare le problematiche.

Cultura è primariamente l’ordinamento urbanistico e la toponomastica della Città. In primis: abbiamo attraversato almeno un ventennio di “INCULTURA”, gli anni ’70-’90, in cui l’uso delle lettere maiuscole nei nomi propri di persona era considerato un fardello inutile nella scrittura ufficiale. Sicchè le insegne stradali venivano tutte eseguite con lettere minuscole: via i. newton, via a. vivaldi, via g. saragat, via f. brunelleschi, via p. e m. curie, ecc. queste insegne (solo alcuni piccoli esempi) sono sotto gli occhi di tutti, quasi che Isacco Newton o Antonio Vivaldi siano stati formaggi, salumi o lampadine; nella nostra meravigliosa lingua italiana sappiamo che i nomi propri di persona vanno scritti con la lettera maiuscola. Dal che, senza voler alcunché togliere alla valenza personale di Eleuterio Di Gianfilippo, per quale motivo questo nome è stato scolpito su targa di marmo con tanto di specifica della DATE (nascita e morte) e degli aggettivi LETTERATO e POLITICO? Forse che Isacco Newton o Filippo Brunelleschi o Giuseppe Saragat non abbiano avuto uguale o maggiore importanza nella vita italiana o mondiale, meritando anche loro uguale descrizione? Anche questo sarebbe un metodo fondamentale per istruire la Società, fin dall’infanzia, circa la conoscenza del nostro passato. Certamente, se g. tartini o f.m. veracini non vengono scritti, immortalati e spiegati a dovere come insigni musicisti settecenteschi, come fa a crescere culturalmente il nostro bambino decenne o lo studente sedicenne?        Pertanto una “sana Amministrazione” dovrebbe decretare la graduale sostituzione e sistemazione di tutta la toponomastica stradale.

Ancora, parlando di strade e viabilità interna, affrontiamo il tema della giungla della segnaletica verticale in Città: a tutti capiterà di aver notato ogni sei sette metri (quando non di meno) un palo con segnale annesso, ripetente e/o annullante il precedente. Ma tutte le menti geniali, mi chiedo, che hanno affrontato tale problematica non hanno mai messo piede fuori dalla Città o dall’Italia, non sanno che l’automobilista deve guardare in primis la strada e chi c’è in strada, senza guardare in alto il segnale?: risultati di tale abuso verticale sono piccoli incidenti e tamponamenti, quando non più gravi scontri. Pertanto una “sana Amministrazione” dovrebbe regolamentare meglio la segnaletica stradale verticale, diminuendola copiosamente, ed incrementare migliorandola quantitativamente e qualitativamente quella orizzontale su strada.

Ancora rimanendo “su strada”, perché non considerare che la cronica assenza di vigili urbani sulle strade cittadine, a saper regolare la circolazione veicolare (invece che rimanere imboscati dietro alberi o angoli di svolta per “contravvenzionare in maniera ligia” l’automobilista ignaro, ovvero svolgere compiti di e in Ufficio, ovvero sorvegliare che la meravigliosa prateria di P.zza Torlonia non venga calpestata dall’Uomo o dai fidi cani) contribuisce allo scadimento della qualità dell’aria che noi respiriamo? Perché non considerare che Via Napoli, strada di ingresso nella nostra Città per chi proviene dal Sud, è totalmente abbandonata da ogni controllo e quindi una pista di slalom, a causa di automobilisti che contravvengono sostando sul lato di entrata in Avezzano, nonostante i quattrocento metri di marciapiede siano tempestati da un ripetersi ossessivo di divieti di sosta? Gli Avezzanesi sanno bene che la Polizia Municipale si mostra in tutta la sua completezza di uomini, uniformi in gran spolvero e mezzi a due e quattro ruote soltanto una volta all’anno, nella Processione del Venerdì Santo. Ancora, perché non considerare che il trasporto pubblico urbano dovrebbe esser effettuato da minibus elettrici e/o a metano, più numerosi e con corse più frequenti, in sostituzione degli attuali vecchi e scarsi mezzi? Anche queste, dunque, son problematiche che dovrebbero investire l’operato di “una sana Amministrazione”.

Tutto ciò di cui abbiamo parlato fa parte della vita culturale degli Avezzanesi, non può esserne distaccata pena lo scadimento della qualità di vita.

Un sogno, un’utopia mi assilla da molto tempo: perché Avezzano, che giustamente è la “Capitale della Marsica”, non pensa ad istituire un anello ferrotranviario che colleghi tutti i Centri del Fucino in senso circolare? Quale vantaggio migliore in una zona interamente pianeggiante? Se immaginiamo i binari che collegano, a mo’ di metropolitana scoperta, Avezzano > Luco dei Marsi > Trasacco > Ortucchio > Pescina > Celano > Paterno > S. Pelino > Avezzano, in un senso e nell’altro, con corse orarie, quanti bus TUA e quante automobili private rimarrebbero ferme, quanto e quale sarebbe il miglioramento dell’aria che respiriamo? Sarebbe del tutto inutile sottolineare che il grande inganno dell’opera faraonica tramviaria all’Aquila, risalente ad una ventina d’anni fa, naufragò, oltre che per i maneggi del sottobosco politico locale e mafioso, anche per la particolare orografia della Città, ben diversa da quella avezzanese e marsicana. “Una sana Amministrazione” dovrebbe farsi paladina, di concerto con le altre Amministrazioni Cittadine, di una tale iniziativa assolutamente ecologica e pioneristica. Strettamente collegate, come tema di discussione, sono le iniziative che la sana Amministrazione di cui sopra dovrebbe immediatamente attivare per la vera realizzazione del trasporto veloce ferroviario per Roma e, non ultima, la realizzazione di una sorta di metropolitana scoperta da Avezzano a Sora: lungo quei binari si scorgono affannose littorine diesel del 1960, quasi sempre desolatamente vuote, perchè non più rispondenti strutturalmente e cronologicamente alle esigenze dell’utenza (studentesca e non). Ancora, perchè non attivarsi per la reintroduzione del collegamento ferroviario diretto (ovviamente con le fermate intermedie ridotte solo a Sora – Roccasecca – Cassino – Caserta) Avezzano > Napoli, in essere fino al 1990?

Ora mi fermo, con la volontà di continuare a peregrinare nell’ambito della Cultura delle coscienze, in tutti gli altri vasti territori dell’angolo di trecentosessanta gradi.



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