L’Italia può salvarsi dalle sabbie mobili

L’Italia può salvarsi dalle sabbie mobili

 La ricetta di Civiltà Italiana in undici punti

 di Mario Travaglini

Civiltà Italiana non può rimanere insensibile di fronte al disagio e alla paura di chi oggi è  toccato più di altri, sia direttamente che attraverso famigliari o conoscenti, dagli ultimi drastici provvedimenti governativi tendenti ad arginare la diffusione del virus Corona e dai correlati effetti sulla salute dei cittadini.

Non abbiamo competenze scientifiche in materia per dare consigli a chicchessia ma è del tutto evidente che se vogliamo essere dei buoni cittadini occorre mantenere la calma e il sangue freddo e seguire alla lettera le indicazioni degli esperti, ponendo in essere tutti quegli atti o comportamenti necessari per fare prevenzione. Tuttavia occorre rilevare  come le disposizioni  siano a volte confuse, spesso contraddittorie e non calate nella realtà  dei singoli territori finendo alla fine per aumentare l’angoscia e la prostrazione dei più deboli . Sappiamo bene  che la  disciplina non è certamente nel DNA del nostro Paese ma ora occorre fare uno sforzo collettivo affinché le disposizioni medico-sanitarie vengano rispettate alla lettera evitando il fai da te e i protagonismi inutili che possono essere dannosi per sé e soprattutto per gli altri. Nello stesso tempo non dobbiamo dimenticare le parole di Winston Churchill, pronunziate dopo il bombardamento della biblioteca londinese, secondo le quali in tutte le situazioni di emergenza “…… bisogna continuare a vivere, pensare, lavorare, leggere”. Proprio per questo al dramma sanitario non deve seguire un dramma altrettanto pericoloso: quello economico finanziario. Il  rischio di morire pur rimanendo vivi è altissimo. L’emergenza sanitaria prima o poi finirà e si tornerà immediatamente alla vita di tutti i giorni riprendendo le personali abitudini che oggi abbiamo dovuto abbandonare. Ma in economia le cose non funzionano assolutamente così.

Non è sufficiente  girare l’interruttore per rimettere in moto un meccanismo altamente complesso come il nostro apparato economico, perché esso è interconnesso non solo con le altre economie ormai tutte globalizzate ma anche  e, forse, soprattutto perché dipendente dai noti vincoli europei. Civiltà Italiana ha sempre accompagnato le aspre  critiche rivolte al Governo per le decisioni prese in materia fiscale con proposte costruttive e di buon senso; lo fa anche in questo frangente partendo da una constatazione difficilmente confutabile : la nostra economia essendo già provata da un decennio di recessione, o stagflazione che dir si voglia, ha bisogno di atti concreti, straordinari e  urgenti,  che non possono attendere l’avallo di questo o di quell’altro organismo per essere adottati.  E’ bene che si capisca che l’inerzia, l’incompetenza o anche l’imperizia potrebbero  distruggere la base produttiva del paese e con essa il benessere dei cittadini. Imposte eccessive ed eccessive regolamentazioni potrebbero essere letali in questo momento cosi particolare. Se si continua a tassare chi produce ed a tassare poco o punto chi non fa niente avremo sempre meno imprese e sempre più persone dedite all’ozio. Prima di analizzare nel dettaglio quanto Civiltà Italiana propone ritengo utile fare qualche altra considerazione  circa la riduzione dei tassi attuata qualche giorno addietro dalla FED, ripresa oggi dalla BOE e che potrebbe essere replicata a breve anche  dalla BCE. Nulla di più inutile ed inappropriato, almeno dal punto di vista europeo ed italiano in particolare; per tre buoni motivi la risposta opportuna, questa volta, non sta nell’azionare la leva della politica monetaria attraverso l’ennesimo QE bensì nell’uso  di quella budgetaria. L’ulteriore liquidità distribuita alle banche non sarà  utilizzata per concedere prestiti ad una economia che temporaneamente si rifiuta di consumare, di investire, di esportare.

Con una metafora potremmo dire che sarebbe del tutto inutile forzare un cavallo a bere quando non ha sete. In secondo luogo, in questo momento, immettendo altra liquidità nel sistema per aumentare l’appetibilità dei NPL e, quindi, dare l’idea di creare ricchezza virtuale, sarebbe un segnale del tutto negativo per l’economia reale e non farebbe assolutamente risalire quel clima di fiducia di cui oggi il Paese ha bisogno. Infine occorre dimenticare la classica politica Keynesiana basata sull’accrescimento della domanda e mettere in campo, invece, una politica budgetaria nuova, volta a sostenere i repentini cali della produzione industriale attraverso l’aumento della spesa pubblica assicurando in tal modo uno sbocco ai beni e servizi prodotti, ad investire pesantemente nella ricerca e ridurre sensibilmente la fiscalità in generale e di quei settori più in difficoltà in particolare. Oggi né i mercati né i privati hanno bisogno di tassi più bassi, di ulteriore liquidità e di un migliore potere di acquisto. Hanno bisogno solo di certezze: di un posto di lavoro stabile e di sapere che c’è uno Stato che li protegge e li tutela.

Quale potrebbe essere dunque la via per uscire da queste sabbie mobili? Proviamo a riassumerla nei dei punti che seguono, tenendo a mente che nessuno di essi può essere saltato e/o modificato pena la perdita del risultato finale :

  1. a) Superare i vincoli del Fiscal Compact e di ogni altra regola europea. Sforare il rapporto del 3% Defict/Pil é ormai un obbligo se vogliamo sopravvivere;
  2. b) Questa decisione deve essere presa con l’avallo di tutto il corpo parlamentare senza distinzione tra maggioranza e opposizione e deve essere notificata alle agenzie di rating e alle borse di tutto il mondo al fine di tranquillizzare gli investitori e, di riflesso, stabilizzare lo spread;
  3. c) Sollecitare l’Europa alla emissione di eurobond;
  4. d) Promuovere la costituzione di fondi europei per gli investimenti fatti cadere a suo tempo da Junker;
  5. e) Prendere iniziative affinché vengano resi utilizzabili e redistribuibili i surplus realizzati fuori patto dalla Germania e dall’Olanda;
  6. f) Impegno formale da parte del Governo di mettere mano alla riduzione del debito una volta passata la fase emergenziale;
  7. g) Defiscalizzare i viaggi in Italia;
  8. h) Varare un piano per le opere pubbliche che sono pronte per essere avviate;
  9. i) Mettere a disposizione risorse finanziarie per almeno 60/70 miliardi al fine di poter assumere provvedimenti a sostegno delle imprese, delle famiglie, delle forze dell’ordine, degli operatori sanitari e delle associazioni di volontariato che si stanno adoperando oltre i limiti della resistenza fisica;
  10. l) Nominare un commissario straordinario sia per l’emergenza sanitaria che per quella economica;
  11. m) Nominare Mario Draghi quale nuovo Primo Ministro.

Non c’è più tempo da perdere, fuori i secondi !



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