ITALIEN PATATRAC ?

ITALIEN PATATRAC ?

Si annaspa in un mare di pagine per un “rilancio” che sa tanto di bluff

ITALIEN PATATRAC ?

di Mario Travaglini*

Il tracollo dell’economia italiana è stato dunque avviato con la scelta implicita di privilegiare i fallimenti privati all’indebitamento pubblico. Questa la sintesi di quanto ho scritto il 28 aprile scorso al termine delle mie considerazioni intorno all’incerto operare dell’esecutivo ed all’incomprensibile atteggiamento del suo Primo Ministro in particolare. Inutile appare oggi indagare per dimostrare se le decisioni prese dall’esecutivo siano state dettate dalla incompetenza, dalla incapacità ovvero da freni occulti che noi comuni mortali non siamo in grado né di vedere né di comprendere. Sta di fatto che oggi, con il varo dell’ormai famoso decreto “aprile”, essendosi completato il quadro degli interventi destinati a risollevare l’economia del Paese, possiamo dare un giudizio complessivo e, spero, ponderato sulla totalità delle misure adottate. A nostro parere sia i provvedimenti interni (Governo) che quelli esterni (Europa) fino ad oggi non hanno prodotto e, verosimilmente, non produrranno alcunché di positivo per coloro che hanno perso il lavoro o sono stati collocati in cassa integrazione ovvero per tutte quelle PMI costrette a ridurre o sospendere l’attività. Sulle misure europee ci siamo già soffermati ed è inutile aggiungere altro. Per una rilettura veloce si può approfittare del link “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”.  A puro titolo conoscitivo segnalo tuttavia tre fatti : alla Commissione Europea non è ad oggi pervenuta alcuna richiesta per l’uso del MES, neppure da quei Paesi come la Francia e la Spagna che più di altri hanno subito l’attacco del Covid19; la prima data del 6 maggio, assegnata dall”Eurogruppo alla Signora Von Der Leyen per presentare un progetto credibile per erogare gli aiuti via Recovery Fund, è già saltata essendo stata posticipata al 27 dello stesso mese, mentre Germania e Francia, in via del tutto autonoma, senza neppure avvisare Conte e gli altri partners europei, stanno studiando un accordo per un Recovery Found di 500 miliardi di Euro. Quanto ai provvedimenti interni, quelli tanto per capirci che furono enfatizzati oltremodo dal Premier come “ misure epocali con una potenza di fuoco di oltre 400 miliardi”, mostrano, con il passare del tempo, sempre di più il loro carattere perifrastico, oserei dire gassoso, non riuscendo ad incidere che in misura del tutto marginale sulle difficoltà di sopravvivenza di milioni di nostri concittadini. I decreti “Cura Italia” e “Liquidità” sui quali il Governo aveva fortemente puntato si sono rivelati dei giganteschi flop per due ordini di motivi : perché quei provvedimenti erano sostenuti da soli 25 miliardi di euro di cui una gran parte a leva, ossia a garantire prestiti che le imprese avrebbero dovuto chiedere alle banche, e poi anche perché le norme non sono state spogliate dall’ammasso di regole che hanno finito per imbrigliare le banche e scoraggiare i richiedenti. Chi ha tempo e voglia di leggere un volumetto scritto da un anonimo capo gabinetto di Palazzo Chigi, editore Feltrinelli, dal titolo “Io sono il Potere” capirà che quanto accaduto in questi tre mesi non è assolutamente occasionale. Insomma si è perso solo tempo e se ne continua a perdere,tanto che il decreto “rilancio”, ultimo della serie, ufficializzato il 13 maggio scorso con il solito tono trionfalistico dal nostro Primo Ministro, è rimasto sospeso nei saloni del Quirinale in attesa che il Presidente della Repubblica sciogliesse i suoi dubbi e lo controfirmasse per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Essendo da qualche giorno divenuto operativo e dopo aver provato a nuotare tra le sue 464 pagine ed i 256 articoli possiamo tentare di commentarlo brevemente . In via preliminare occorre rammentare una regola economica universale secondo la quale se uno Stato vuole attuare una politica economica incisiva, capace cioè di produrre effetti concreti, destina le sue risorse, piccole o grandi che siano, ad obiettivi mirati anziché disperderle in interventi di piccolo cabotaggio, del tutto asinenrgici perché anche se messi insieme non riescono a dare la spinta necessaria per ripartire. Questo, in sintesi, quanto contiene il decreto. Esso fa debito per 55 miliardi ma viene venduto come capace di muovere 155 miliardi. Sono certo che anche i lettori meno attenti avranno ormai capito che i cento miliardi di differenza sono solo ipotetici in quanto soggetti alla famosa leva sui prestiti. La somma che verrebbe messa subito a disposizione è di soli 12 miliardi ed andrà a coprire una parte delle piaghe economiche scaturite da tre mesi di inattività come il potenziamento della cassa integrazione, un bonus da 600/800 euro la cui platea è stata allargata ulteriormente agli addetti alla “cultura”, un bonus biciclette per 500 euro, un bonus vacanze per 500 euro, la cancellazione dell’Irap ed altre varie e singolari minutaglie. La parte complementare di 43 miliardi è utilizzabile solo attraverso il sistema dei crediti d’imposta che, come sanno i tecnici che ne curano l’applicazione, è uno strumento difficile da maneggiare perché ha dei limiti operativi . Un credito d’imposta importante del 110% è stato concesso per alcuni lavori che riguardano le ristrutturazioni immobiliari; peccato però che di fatto sia destinato a quelle imprese di grandi dimensioni che hanno una notevole forza finanziaria in grado di assorbire il credito ma che trasferiranno attraverso subappalti l’esecuzione materiale dei lavori alle piccole imprese alla metà del loro valore . Un altro credito d’imposta al 60% è stato previsto per i canoni di locazione e per l’Irap la cui determinazione appare alquanto oscura, a meno che non si voglia penalizzare il destinatario finale ossia il proprietario dell’immobile . Ma se l’impresa non ha lavorato,non ha fatturato e non ha avuto dipendenti perché posti in cassa integrazione di che Irap parliamo? E’ del tutto evidente che in tale situazione sarebbe venuta a mancare comunque la materia per l’applicazione di quell’imposta. Passando al settore turismo occorre precisare che dei 4 miliardi previsti ben 2,4 sono assegnati con la predetta regola del credito d’imposta. Sapendo che il settore partecipa per l’11% alla costruzione del PIL nazionale e che gli alberghi generano in termini assoluti oltre 21 miliardi si rischia di perderne 17 qualora in sede di conversione questa norma non dovesse subire modifiche . Inoltre dei 500 Euro di bonus 400 li anticipa l’albergatore il quale temo che incontrerà non poche difficoltà a compensare in tempi brevi il credito d’imposta nel suo F24, tenendo anche conto che la platea dei suoi clienti sarà giocoforza ridotta per il tetto posto alla agevolazione essendo stata limitata a quelle famiglie con un ISEE fino a 40.000 Euro e quindi con una propensione a questo tipo di spesa non proprio elevata. Non volendo annoiare troppo chi legge concludo con la disposizione riguardante il contributo sui mancati guadagni che certamente contribuirà ad appesantire ancora di più il lavoro contabile delle aziende o degli studi commerciali che danno loro assistenza fiscale. Ebbene, semplificando al massimo : posto che il fatturato aziendale dell’aprile 2019 sia stato pari a 200.000 Euro e che nell’aprile 2020 sia sceso a 85.000, il contributo statale spettante sarà pari al 25% della differenza dei due importi ovvero 28.750 Euro. Ma non è finita qui perché l’importo sarà erogato solo dopo che la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate avranno dato il loro via libera . Con quali tempi ? Impossibile da determinare in quanto nel decreto non è stabilito alcun termine entro il quale i due uffici avrebbero l’obbligo di esprimere il loro consenso. Non mi sembra che tutto questo coincida con una visione chiara di cosa è “il rilancio” di cui ha bisogno il Paese . Gli imprenditori sono seccati di essere indirizzati in maniera forzosa verso l’assunzione di nuovi prestiti, che spesso andrebbero ad incrementare quelli che già hanno, e con un orizzonte temporale di corto respiro anziché essere aiutati con sovvenzioni a fondo perduto.

Tutto fa pensare che il provvedimento abbia chiari connotati di assistenzialismo, attuato con una logica di sussidio e anche risarcitoria per le decisioni spesso incongruenti assunte prima e durante la cosiddetta fase 1. Ma ancor di più Civiltà Italiana intende stigmatizzare il comportamento dell’intero Governo per l’ignavia dimostrata nei confronti di tutti coloro che si sono prodigati in questi terribili mesi con particolare riferimento ai medici, mandati allo sbaraglio senza alcuna protezione ed abbandonati al loro destino, rischiando la loro vita per salvare quella degli altri e contando ad oggi ben 163 decessi. Non un encomio, non un riconoscimento, non una ricompensa tangibile, solo parole di vuota retorica per esprimere il ringraziamento dello Stato. Per noi, povera gente comune, rimarranno sempre i nostri “angeli”, i nostri “eroi”, i nostri “martiri”. E che dire degli infermieri e dell’altro personale paramedico rimasti sotto pressione al di là di ogni ragionevole resistenza fisica ? Ed ancora che dire di quei giovani militari, i nostri monatti dell’era moderna, che di notte trasportavano bare nei cimiteri di mezza Italia? E dei trasportatori rimasti lontani per settimane dalle loro famiglie per assicurare i rifornimenti sull’intero territorio nazionale? Per tutti costoro neppure un penny! Forse con qualche bonus in meno per monopattini, biciclette e quisquilie varie il Governo avrebbe potuto dimostrare loro la nostra gratitudine e ringraziarli per l’umanità dei loro comportamenti da sempre nostro segno distintivo riconosciuto in tutto il mondo .

Con questo tipo di provvedimenti ne sono certo non andremo da nessuna parte, confortato anche dalle previsioni internazionali formulate dalle maggiori agenzie di rating secondo le quali nel 2020 avremo una caduta del PIL del 12%, un crollo degli investimenti del 17%, un fortissimo calo dei consumi di oltre l’11% e un meld down delle esportazioni per oltre il 15%; un tracollo tanto più preoccupante perché la riconquista di quote di mercato in ambito internazionale diventerà sempre più problematica a causa degli accordi geopolitici che si stanno concludendo proprio in questo periodo e che metteranno fuori gioco quelle economie che non saranno in grado di reggere la competizione a livello di prezzi. E’ facile intuire che tutto ciò avrà riflessi devastanti sulla occupazione la cui previsione per fine anno vede una sua riduzione stimata benevolmente intorno al 9%. Ora se questo non è un patatrac ditemi voi cos’è ? Continueremo a coltivare le nostre speranze in attesa che questo decreto, dopo il solito palleggiamento tra Camera e Senato e dopo le annunciate modifiche correttive, venga convertito in legge e vengano predisposti ed approvati i 110 provvedimenti attuativi ad esso collegati che i Ministri, le authority di Stato e le altre agenzie pubbliche le traducano in dettagliati regolamenti ? Aspetteremo ancora la fine del 2020 o del 2021 per vedere approvato il progetto del Recovery Fund già, peraltro, in ritardo sulla tabella di marcia enunciata nella riunione del 23 aprile scorso e sul quale si stanno azzuffando tra loro i paesi cosiddetti intransigenti ? Civiltà Italiana ritiene, e non da oggi, che è arrivato il momento di fare da soli. Il futuro della economia italiana si gioca sul coraggio: averlo o non averlo sarà fondamentale perché lo strumento è davanti ai nostri occhi e si chiama BtpP. L’importante è essere risoluti e rispettare quattro essenziali condizioni : essere rapidi, fare in modo che il maggior debito sia sostenibile, che i risparmiatori possano trovare le emissioni attraenti dal punto di vista finanziario e che, infine, ci sia totale indipendenza. Sulla rapidità c’è poco da dire, nel senso che le chiacchiere sono state tante e non vorrei che si ripetesse l’errore che i romani fecero a Sagunto continuando a discutere in Senato mentre essa veniva espugnata (1). Sulla sostenibilità è opportuno agire due fronti : quello della entità totale e quello della durata delle emissioni. Sulla congruità i pareri sono convergenti nel limitare l’importo a 200 miliardi che, grosso modo, rappresenta un decimo del Pil nazionale e sarebbe sufficiente a coprire i buchi attuali, salvo, beninteso, una recrudescenza della pandemia; quanto alla durata sarebbe opportuno che le emissioni fossero plurime e scaglionate nel tempo con un intervallo tra i i 25 e i 40 anni allineandole alla scadenza già in essere del 2067. Un altro fatto vitale a cui occorre prestare attenzione è che il debito rimanga sostenibile per tutta la sua durata facendo in modo che l’Italia riguadagni la fiducia dei mercati che, come ormai sappiamo, sono influenzati dalla speculazione e soprattutto dai giudizi emessi dalle agenzie di rating, evitando, in sostanza, che lo spread torni a fluttuare verso l’alto e determini un inopportuno incremento degli oneri sul bilancio dello Stato. A questo

punto restano da fissare le clausole che andranno a costituire l’architettura del prestito al fine di renderne appetibile la sottoscrizione. I punti forti potrebbero essere i seguenti :

  • dovrà essere destinato agli investitori italiani, istituzionali e privati;

  • dovrà essere legato al Pil;

  • dovrà essere esentato da ogni tipo d’imposta compresa quella di successione;

  • dovrà avere un rendimento minimo garantito del l’1,5% ;

  • dovrà avere un prezzo di emissione largamente sotto la pari.

Due precisazioni : legare l’emissione al Pil indica la volontà di sterilizzare le valutazioni negative che le agenzie di rating potrebbero riservare al prodotto finanziario e di dare nello stesso tempo l’opportunità al risparmiatore di incrementare il rendimento finale; fissare un prezzo di emissione di molto sotto la pari avrebbe lo scopo di voler stimolare il risparmiatore a tenere i titoli sino alla scadenza ottenendo un rendimento aggiuntivo a quello fissato con il rimborso delle cedole.

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che durante il periodo di confinamento gli italiani hanno potuto accantonare a risparmio, questa volta in modo del tutto involontario, la bellezza di 55/65 miliardi; un ammontare importante che potrebbe costituire una buona base per raggiungere l’obiettivo di cui si discute.

Civiltà Italiana è dell’idea che l’operazione appena descritta, qualora fosse sostenuta e appoggiata convintamente dai media, dagli economisti (Draghi in primis), dalla buona politica e dai grandi uomini silenti che nel nostro Paese abbondano, darebbe la spinta necessaria per un rilancio in grande stile del nostro Paese.

Se, al contrario, dovessimo continuare a piangerci addosso o, peggio, ad aspettare che la sentenza della Corte Costituzionale tedesca produca effetti prima in Germania, imponendo al suo Governo di togliere l’appoggio alle operazioni di Quantitative Easing della BCE, e poi in Europa, impedendo alla stessa BCE di ritirare i titoli italiani in maniera illimitata e quindi anche quelli che in questa operazione non verrebbero assorbiti dal mercato, andremo certamente incontro ad una catastrofe epocale che questa volta saremo costretti a declinare al nostro Governo in lingua tedesca : “italien patatrac”.

Mario Travaglini

Presidente di Civiltà Italiana

(1) Tito Livio :(Dum Romae consolitur Saguntum expugnatur).

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