PACCO, DOPPIO PACCO E CONTROPACCOTTO

PACCO, DOPPIO PACCO E CONTROPACCOTTO

MES, BEI, SURE: Il Balletto degli acronimi

 L’arte impareggiabile di saper nascondere il raggiri

Dare seguito a quanto già scritto sul MES il 31 marzo scorso è alquanto imbarazzante. Tocca rispolverare quel bel film di Nanni Loy ambientato nella Napoli di fine secolo scorso in cui imbroglioni più o meno improvvisati tiravano a campare  turlupinando chi, forse troppo narciso per capire,  pensava di saperla più lunga di loro.  La pantomima a cui abbiamo assistito fino a qualche giorno fa tra Governo Italiano, Tedesco, Francese, Olandese ed Eurogruppo, somiglia molto, forse anche troppo a quell’arte impareggiabile di saper nascondere il raggiro attraverso una narrazione dei fatti che è l’esatto contrario della realtà . E’  evidente che io voglia far riferimento alla complessa operazione  che l’Europa sta  mettendo in piedi per evitare il tracollo economico  dei Paesi che ne fanno parte. Ho qualche difficoltà a farmene una ragione, ma quello che capisco e che il prossimo 23 aprile, quando i Capi di Governo si ritroveranno faccia a faccia per chiudere gli accordi preparati dai rispettivi Ministri delle Finanze nella seduta del 9 aprile scorso, tutti saranno soddisfatti e canteranno vittoria, compreso il nostro Primo Ministro al quale verrà gentilmente recapitato un contropaccotto che, sono sicuro, tenterà di rivenderci come un grande successo. Ciò  che verosimilmente accadrà e che gli eurobond non saranno concessi ma verranno certamente  confermate le tre misure già stabilite, ossia  MES,  BEI e  SURE,  per un totale di 540 miliardi, pacchetti flessibili e on demand  i cui fondi non possono essere usati per scopi diversi da quelli prefissarti  e per i quali occorre rendicontarne l’uso.

Vediamo di cosa si tratta e che impatto potranno avere sul nostro sistema economico.

MES : è stato stabilito, in deroga alla norma istitutiva, che il fondo di 240 miliardi può  essere erogato senza alcuna condizione purché destinato a coprire le spese sanitarie derivanti dall’emergenza coronavirus e nel limite del 2 % del PIL.

Traduzione pratica : l’Italia può farvi ricorso fino ad un massimo di 36 miliardi, sempreché  dimostri di aver impiegato i fondi per quel fine specifico e si renda disponibile ad una verifica europea. Se mai dovesse scaturire che l’uso non è stato consono a quanto stabilito dalla norma entra in gioco in automatico la famosa TROIKA . Fin qui tutto chiaro. E, aggiungo, sarebbe da stupidi non approfittare di questa opportunità per rimettere in piedi il nostro sistema sanitario dopo i guasti prodotti dal Covid19, se non che le spese sanitarie ad esso legate costituiscono lo 0,2% , pari a soli 3,57 miliardi di euro. C’è  poi un ulteriore cavillo giuridico a cui occorre prestare attenzione, peraltro ribadito anche nel comunicato ufficiale del l’otto  aprile che al punto 16 recita: “ … le norme del trattato del MES devono essere seguite….” e che una volta finita la crisi del Coronavirus “…..lo Stato membro rimane impegnato  a rafforzare i suoi fondamentali economici e finanziari, in coerenza con il quadro di coordinamento e sorveglianza economica e di finanza pubblica dell’UE”.

Non credo ci sia altro da aggiungere.

BEI : E’ la Banca Europea degli Investimenti. Si è resa disponibile a  mettere a disposizione un fondo con una  potenza teorica di 200 miliardi. Sembrerebbe tutto facile ma non è così. Innanzi tutto la Bei attualmente ha poche risorse; la sua disponibilità è limitata a soli  25 miliardi e dovrebbe essere quindi finanziata per la restante parte. Come ? Presto detto : per 75 miliardi attraverso un effetto leva e per i restanti 100 attraverso finanziamenti bancari da reperire sul mercato del credito che, detto per inciso, debbono essere garantiti.  Da chi ? Elementare Watson : dai paesi azionisti in proporzione del Pil di ciascuno . Poiché l’Italia partecipa al 19% l’esborso o l’impegno che dir si voglia sarebbe conseguenziale . Il paradosso é che il nostro Paese dovrebbe trovare garanzie per finanziare la BEI e reperire altre garanzie quando ne utilizza i fondi. Non mi pare una grande trovata.

SURE : è il roboante acronimo di “support to mitigate unemployment risks in an emergency” . Più prosaicamente si tratta di  una riserva di 100 miliardi da cui attingere per erogare prestiti a quei paesi che ne fanno richiesta per dare sostegno all’occupazione. Nel nostro caso potrebbe alimentare la nostra Cassa Integrazione. Anche in tale circostanza ci sono due vincoli da rispettare : ciascun paese non potrà superare i 10 miliardi per anno ed i primi tre paesi beneficiari non possono superare il 60% del totale dei finanziamenti. Qualche  obiezione : poiché i paesi richiedenti contrarranno debiti nei confronti dell’Unione, e questa, a sua volta, sarà costretta a reperire garanzie per almeno 25 miliardi, chi si assumerà l’onere di fornirle, visto  che esse dovranno essere date su base volontaria ? .  In questo contesto mi pare poco probabile che i paesi intransigenti  forniscano garanzie a paesi come l’Italia e la  Spagna ai quali fino a qualche ora prima le avevano negate per gli eurobond . In sintesi anche qui saremo noi stessi obbligati a fornire garanzie affinché la Commissione si procacci i fondi e ce li restituisca sotto forma di prestiti sui quali, ovviamente, non mancherà di esercitare il suo controllo circa il loro corretto uso.

Io ho la sensazione che questo menu, preparato con tanta solerzia, impegno e precisione dall’Eurogruppo, somigli molto a quello di un ristorante di lusso dove la semplice lettura ha lo scopo di portare ad una intensa ed eccitante salivazione  ma che  non avrà il giusto riscontro quando le pietanze scelte arriveranno fisicamente sul tavolo. Pongo adesso una domanda finale : dato che questo  menu è  fatto in ogni caso di debiti, per i quali a volte occorre prestare una doppia garanzia e che trascineranno seco severi controlli specifici previsti a seconda della forma di finanziamento prescelta, non vale la pena puntare sui nostri BTP  che possono essere acquistati senza limiti dalla BCE ?  Il vantaggio è duplice : possono essere emessi dal Tesoro senza alcun controllo esterno e gli interessi che lo Stato paga ai sottoscrittori ci vengono in parte restituiti dalla stessa BCE sotto forma di dividendi alla Banca d’Italia.

L’unica via per uscire dall’emergenza è fare debito fuori dagli schemi imposti dalla Europa, così come da tempo suggerisce Mario Draghi che tutti osannano ma che nessuno ha voglia di cooptare.

 

Mario Travaglini

15/4/2020

 



One thought on “PACCO, DOPPIO PACCO E CONTROPACCOTTO

  1. I conti si fanno a fine guerra.
    E come in tutte le guerre, i capi e i gerarchi stretti finiscono passati per le armi, i collaboratori finiscono amnistiati.

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