San Remo: il festival del contrasto dei sentimenti

San Remo: il festival del contrasto dei sentimenti

Osservatorio Chi l’ha Detto

“Amadello”  “Morgan e Bugo” “Paolo e Rosario”

Il Festival dell’ Amicizia tra opportunismo e…”Amorizia”

                                                                                                     
A distanza di  giorni dalla conclusione del Festival di  San Remo 2020 sento quasi il dovere di esternare le sensazioni che ho provato, prima e dopo, nel vedere come con apparente semplicità il senso della reciprocità, fattore essenziale dell’amicizia, sia stato rappresentato da due persone  assurte da tempo alla notorietà  nel mondo dello spettacolo grazie alle loro, pur molto diverse intelligenze artistiche.

La sorpresa è  che i canoni dell’amicizia hanno trovato  conferma  in un ambito il cui successo è legato alla   leggerezza. E’ il caso del Festival  2020 della canzone  italiana, al cui record  di ascolti ha contribuito  in maniera determinante il legame tra Amadeus e Fiorello  ( che quest’ultimo ha simpaticamente definito “Amadello”), che  viene da lontano e conserva i tratti della solidarietà tra chi ha fatto la stessa gavetta. Questo sentimento ha tenuto alta la tensione emotiva degli spettatori presenti in sala e quelli  che seguivano l’evento in TV, che hanno fatto toccare punte da record. Credo che i telespettatori che hanno snobbato il Festival di San Remo  debbano fare una pacata riflessione sul fenomeno. Certo i meccanismi messi in atto dagli organizzatori per tenere viva l’attenzione sono stati molteplici, a partire dalla scelta dei cantanti in gara e di quelli ospitati,  ma anche quella delle presentatrici tra cui la compagna di Ronaldo, con quest’ultimo in prima fila.  Notevole il contribuito all’ascolto (e alle polemiche) fornito  monologhi autobiografici delle signore  e da quello di Benigni su “Il Cantico dei cantici” nella sua versione arcaica e molto “osé”.
Ma il filo “conduttore” di tutte le serate sta nel decennale rapporto, dichiarato sin dall’inizio dai due protagonisti. Le loro comune origini , la differenti qualità artistiche, i ruoli assunti di volta in volta, le “sopportazioni” con il relativo spontaneo divertimento di Amadeus alle provocazione e ai tranelli di Fiorello, la dicono lunga sul rispetto dei parametri essenziali necessaria a definire una relazione come amicizia vera. Poiché non credo che nel comportamento dei due ci fosse alcunché di artificiale, a parte la necessità di seguire una scaletta, da cui non si può prescindere in un o spettacolo come il Festival di San Remo, posso affermare che  non hanno seguito un copione precostituito e che  non hanno voluto  “speculare”  sul loro antico sentimento.  Anzi ne hanno fornito una dimostrazione esemplare.

A questo punto è facile contrapporre al duo che ha condotto il festival quello che sul palco ( e dietro le quinte)  ha preso la direzione opposta. La presunta amicizia tra il famoso Morgan ed il suo più giovane partner  Bugo ( non credo che si possa creare lo pseudonimo Morbu?) è franato clamorosamente dopo la provocazione del primo, con tanto di rinfaccio, e l’abbandono del palco da parte del secondo. I motivi sono noti a tutti perché sui media, nessuno escluso, se ne è parlato in maniera diffusa. Poi è serpeggiata l’idea del “tutto concordato”.
Di tutt’altra valenza la presenza sul palco di Paolo Palumbo e di  Mauro Iandolo. il figlio udente di genitori non udenti, ha tradotto nel linguaggio dei segni, in maniera magistrale le emozioni e le variazioni di ritmo. Il ventiduenne colpito da SLA, che  è ha emozionato tutti “cantando con i suoi  occhi, assistito dal fratello Rosario,in perfetta sintonia conClaudio Pintus (Kumalibre). Quando una macchina riesce a leggere nell’anima!

Devo essere grato alle coppie Amadello e Morbu,  per avermi offerto,  nonostante l’occasione “leggera” l’opportunità di riflettere seriamente, sui caratteri distintivi dell’amicizia. Ma  sono ancor più grato  ai fratelli Paolo e Rosario per averli esaltati con la loro empatia ricca di amore (“amorizia”?… si questo neologismo mi sento di crearlo!).  Per Aristotele  sono amici   “ due persone che insieme vanno e fanno belle azioni, condividendone l’utile, il piacere e il bene”, e per Seneca “l’amicizia è necessarissima, ma non è in nostro potere”. E’ un dono, una grazia e arriva quando vuole.  Queste ultime  citazioni sono del mio amico Raniero Regni, che le ha inserite nel suo saggio Il segreto dell’amicizia e la trasmissione dell’esperienza, pubblicato qualche anno fa in un quaderno  di Oasilab, unitamente a quelle di numerosi altri  autori che, in ogni tempo, hanno trattato il tema in maniera esemplare. Prossimamente avremo cura di pubblicarne ampi stralci su queste stesse pagine.

Pierluigi Palmieri



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